il mare è un amico e proprio per questo motivo gli va portato un gran rispetto altrimenti... lui vince. e vince sempre.

...quindi... SEMPRE MOLTA ATTENZIONE !!!

iniziamo a capire dalle cose più semplici e più conosciute (almeno come parola) :

LA CONGESTIONE

Quello che succede e' la "sindrome da idrocuzione": in sostanza l'impatto brusco della cute (specie della faccia) con l'acqua fredda provoca un violento e transitorio riflesso vagale che riduce drasticamente la frequenza cardiaca e la pressione arteriosa. Se questo fenomeno dura piu' di qualche secondo si crea un ipoafflusso cerebrale che puo' portare a perdita di coscienza. La stimolazione vagale inoltre stimola il vomito. Se ci si trova anche in pochi centimetri di acqua si rischia di morire per annegamento, mentre se cio' accade sotto una doccia fredda ovviamente il tutto si risolve positivamente in pochi minuti.
L'essere in fase digestiva puo' facilitare la "sindrome da idrocuzione", dal momento che in quel momento sia ha fisiologicamente un aumento del tono vagale che determina da una parte un aumento dellla secrezione di succhi gastrici, dall'altra la riduzione della frequenza cardiaca e della pressione arteriosa.
Se si guardano i filmati dei campionati di tuffi, noterete che gli atleti, prima del tuffo, si sottopongono ad una doccia fredda, in modo da "abituare" il corpo all'impatto con l'acqua fredda della piscina e non, come verrebbe fatto di pensare, per motivi di igiene.
Lo stimolo freddo brusco sul viso e' infatti impiegato frequentemente per stroncare tachiaritmie sopraventricoiari anche nei bambini , ponendo sul loro volto un telo freddo o del ghiaccio ("diving reflex").
Va inoltre sottolineato che si muore per asfissia, non perche' l'acqua invada i polmoni, dal momento che la glottide chiude il passaggio all'acqua in trachea. L'acqua invece viene deglutita riempiendo lo stomaco nell'ultimo tentativo di preservare le vie aeree ("drowning" degli anglosassoni). Nel "quasi annegamento" ("near drowning" ) infatti il paziente non inala l'acqua ma vomita successivamente al salvataggio l'acqua contenuta nello stomaco.
Si muore insomma in inspirazione forzata a glottide chiusa.
Nelle autopsie infatti, il rilievo di acqua nello stomaco e' indice del fatto che il paziente fosse ancora vivo al momento dell'immersione; in caso che fosse gia' deceduto (ad esempio per omicidio, o per altri motivi), lo stomaco non si riempie di acqua.
Cosa fare dunque: entrare lentamente in acqua (impiegando almeno un paio di minuti) bagnandosi il viso con l'acqua nella quale ci si immerge, il torace, l'addome quando ancora l'acqua e' bassa, in modo da poter tornare a riva immediatamente qualora si avvertisse un malessere; evitare tassativamente i tuffi in acqua se si e' accaldati o si e' in piena fase digestiva.

 

LA SAMBA, nel gergo apneista è lo stadio pre-sincope.

Ovvero, al momento dell’emersione siamo al limite della sincope, anche se non si è ancora manifestata, la concentrazione di anidride carbonica è elevata mentre quella dell’osigeno è bassa. In queste condizioni l’organismo risponde con una serie di contrazioni muscolari involontarie. Poiché le contrazioni che avvengono, ricordano molto quelle del ballo della samba, si è dato a questo stadio il nome gergale, apunto, di samba.

Se abbiamo un compagno di apnea vicino che ci vede emergere in questo stato deve immediatamente avvicinarsi e, tolta la maschera, soffiare sul viso. Se siamo soli, questo porta la morte.

Iniziate a capire l'importanza di essere in due ? E di andare in due .....

(ringrazio http://www.5terreacademy.com/index.html per questi appunti. )

SINCOPE:

Durante l'immersione, l'ossigeno gradualmente diminuisce e contemporaneamente l'anidride carbonica prodotta dall'attività metabolica dei vari tessuti del corpo umano aumenta.
Sarà proprio il graduale accumularsi di Anidreide Carbonica nel sangue a stimolare i centri bulbari cerebrali preposti alla respirazione, che a loro volta stimoleranno nel subacqueo la ripresa della respirazione attraverso le contrazioni diaframmatiche. Queste contrazioni del diaframma vanno dunque considerate dal subacqueo come un campanello d'allarme: infatti il nostro organismo non può tollerare tassi troppo elevati di CO2 (ipercapnia) e tassi troppo bassi di O2 (ipossia). Al di sopra (per la CO2) e al di sotto (per O2) di questi valori si avrebbe la sincope respiratoria, con conseguente perdita di coscienza, detta appunto sincope da apnea prolungata.
Il rischio maggiore è attuare, prima dell'apnea, una troppo prolungata. Il sangue quando lascia i polmoni, anche nella normale respirazione, è pressoché saturo di O2: di conseguenza l'iperventilazione riesce ad aumentare la quantità di ossigeno a nostra disposizione per l'apnea di pochissimo e sono comunque sufficienti a questo fine pochi atti respiratori profondi. Continuando l'iperventilazione sarà solo la CO2 a diminuire, O2 resterà costante.
L'inutilità e soprattutto la pericolosità di un'iperventilazione prolungata sta dunque nel fatto che, senza riuscire ad aumentare ulteriormente la durata dell'apnea, ritarda l'insorgere degli stimoli respiratori, riducendo sensibilmente il tempo che intercorre tra l'inizio delle contrazioni diaframmatiche e la sincope.

(ringrazio http://www.5terreacademy.com/index.html per questi appunti. )

 

TARAVANA:

Il termine Taravana deriva dall'idioma polinesiano che letteralmente significa "PAZZIA"; con tale parola i polinesiani sono usi indicare quei pescatori di perle che presentano dei quadri neurologici particolari. E’ ormai un dato di fatto che molti apneisti dopo un certo numero di ore (circa 5 di solito) possono presentare dei quadri patologici molto gravi con sintomatologia praticamente sovrapponibile alla Patologia da Decompressione: emiparesi, paresi, disturbi della visione, dislalia sino all’afasia, danni neurologici permanenti anche molto gravi, tanto da rendere definitivamente invalido il malcapitato di turno ed in alcuni casi di provocarne addirittura la morte.

(fonte wikipedia)


IPERVENTILAZIONE :

Si definisce iperventilazione una serie frequente di atti respiratori che non portano ad un aumento massiccio di ossigeno bensì una riduzione notevole dell'anidride carbonica nel sangue.
Dal punto di vista della durata dell'apnea, l'irrisorio aumento dell'ossigeno potrebbe sembrare avere effetti positivi; in realtà, la diminuzione della concentrazione di anidride carbonica porta a non avvertire la "fame d'aria", dato che è proprio la quantità di questo composto che informa il sistema nervoso centrale riguardo la necessità a respirare; ritardando quindi lo stimolo ventilatorio, l'ossigeno presente può così scendere a valori troppo bassi, provocando una sincope ipossica.

(fonte wikipedia)



IPOSSIA:

Durante l'apnea viene interrotta la respirazione, ma ovviamente non lo scambio gassoso; si ha quindi una progressiva riduzione della concentrazione di ossigeno nell'aria contenuta negli alveoli e di conseguenza nel sangue. Se la concentrazione cala sotto un certo livello (pari al 10% nell'aria alveolare), non è più sufficiente per garantire il funzionamento del metabolismo; l'ipossia determina perdita di conoscenza (sincope) e, in mancanza di intervento immediato, danni cerebrali gravi e morte. (fonte wikipedia)